20.03.2026
InConscio è un progetto complesso e stratificato su più livelli di rappresentazione/narrazione. Prende spunto da un gioco di parole e di riscrittura della stessa. Una delle prime domande che ci si pone è: dove risiede il limite tra Conscio e Inconscio? Dov’è che inizia l’uno e finisce l’altro? Partendo dalla convinzione Junghiana per cui l’Inconscio è COLLETTIVO – e dunque ognuno ha in sé una “matrice” che lo accomuna e lega indissolubilmente a tutti gli altri – il percorso artistico prende forma a partire dal concetto di Identità, un Identità “scientifica/antropologica” che porta con sé rigore e metodo, ma contemporaneamente un carico simbolico profondissimo e archetipo. Le dentature, i capelli, le orme digitali ed infine le ossa diventano il filo conduttore oggettivo, reale, conscio dal quale ci si “perde e ritrova” nelle profondità dell’essere umano. Come succede per l’Inconscio anche il concetto d’Identità si sdoppia e rappresenta gli estremi, quello razionale e quello perdutamente onirico.
InConscio si interroga sulla Memoria collettiva e il Ricordo intimo e personale. Riflette sull’Infrasottile, su ciò che si vede solo se si aguzza la vista e si lasciano vibrare le corde interiori.
InConscio va alla ricerca di Tracce come passaggio e segno.
InConscio è un viaggio Polifonico che con il “suono” di diversi “strumenti” compone una sinfonia universale durante la quale ossa, immagini, denti,sindoni, capelli, semi e impronte si mescolano tra di loro come metafora di rinascita a nuova vita, in un ciclo imperituro che ha avuto inizio in un passato remotissimo e non si sa quando avrà fine.
InConscio racconta l’Essere umano nella sua individualità collettiva, nel suo essere Uno nella Moltitudine che lo compone.
InConscio è un Puzzle fatto di numerosi pezzi da assemblare insieme, con la benedizione del Kaos, in un gioco delle parti nel quale la verità non esiste. Esistono le verità.
InConscio viaggia nel Tempo. Ha consapevolezza di ciò che è stato e muovendosi in ciò che è, innesca il futuro. E’ un viaggiatore pindarico che salta da un piano all’altro temporale senza remore e timore, con leggerezza. Consapevole che il tempo in fondo esiste solo per chi tenta di imbrigliarlo e capirlo.
InConscio è Disordine ordinato. Veleno e Antidoto. Rumore e Eco. Sindrome e Cura. Gioia e Dolore, Intimità e Mescolanza. E’ Vita, Morte e Rinascita.
Con tutto questo si fonde la Natura che annienta, cura e salva: come metafora suprema di ciò che è profondo, antico, immortale nella sua mortalità continua. Come ricerca dell’infrasottile duchampiano che svela cio che non si vede. Come un seme, che dentro di sé ha già una radice, un ramo, un germoglio, una foglia, un albero. Le Sindoni floreali raccontano di un corpo turgido e forte dal profumo intenso. Quel che ne resta è il segno, il passaggio, il vuoto/pieno, quello che ritroviamo nelle tavole botaniche in bianconero. Anche queste ultime riflettono sugli opposti e su quanto rimangonosenza una risposta universale: qual è il pieno e quale il vuoto? La Natura è il portale cosmico che tutto rende possibile.
Su di un livello più prettamente iconografico le stesse tematiche sono affrontare grazie all’Immagine. Una serie di 12 ritratti (gli Archetipi) senza occhi, divengono metafora di uno sguardo rivolto all’interno, all’inconscio, al mondo onirico e al ricordo. A fare da contrappunto a questi volti che si “guardano dentro”, un’altra serie di 12 immagini mostrano occhi/sguardi nel nulla, sospesi in un’atmosfera surreale e allo stesso tempo presenti a loro stessi.
L’interrogativo resta ancora. Quale è la parte conscia? Quella che si guarda con gli occhi fuori “dalla finestra” oppure quella che da “ciechi” troviamo guardando dentro noi stessi? Quale è il limite tra ciò che vediamo fuori e ciò che vediamo dentro? Le due visioni non si compongono tra loro? Non si nutrono l’una dell’altra? La parte Conscia non si mescola con quella Inconscia? A questi quesiti l’autore non vuole dare una risposta. Ciò che gli interessa è insinuare il dubbio, innescare la riflessione e il confronto in/con chi guarda.
InConscio si compone di 12 Ritratti “ciechi”/Archetipi, 139 Ciocche di capelli, 12 Sguardi “coscienti”/Archetipi, 111 Calchi dentari, 54 Sindoni floreali, 616 Orme digitali, 7 Puzzle umani, 1 Uomo d’ossa ai raggi X. Le stampe sono state realizzate utilizzando la tecnica del Transfer a partire da lastre fotografiche di inizi ‘900. E’ una scelta oculata e assolutamente non casuale. Si trasferisce la Memoria, il Rito, la Tradizione, il Culto, il DNA, il Sapere, la Speranza, la Pace. Dà che l’essere umano esiste si trasferiscono Archetipi – gli stessi che vengono rappresentati “ciechi” e “coscienti” – senza sforzo, InConsciamente e colettivamente. La tecnica incontra il concetto e con lui si fonde. La coscienza incontra l’inconscio e con lui si sposa.