07/05/2025 – 17/05/2025
Nel cuore di Roma, il Mercato di Testaccio è stato per decenni un centro pulsante di socialità, lavoro e cultura popolare. Conosciuto non solo per la qualità dei suoi prodotti, ma anche per l’atmosfera autenticamente romana, il mercato ha incarnato un’identità collettiva costruita tra i banchi, le voci, i profumi e le mani che scambiano. “Quinto Quarto” è una mostra che prende il nome dalle parti “povere” del bovino, un tempo considerate scarti e oggi riscoperte come simboli di una cucina profonda e radicata nella storia del popolo romano. Come il quinto quarto, il mercato tradizionale è oggi relegato ai margini, mentre nuove dinamiche economiche, estetiche e culturali ne ridefiniscono l’identità.
Il progetto si interroga sulla gentrificazione del Mercato di Testaccio: un processo di rinnovamento urbano che, sotto l’apparenza della riqualificazione, rischia di cancellare la memoria di un luogo. Attraverso fotografie, video e materiali d’archivio, la mostra racconta la transizione del mercato da spazio popolare a spazio spettacolarizzato, da rito quotidiano a set da cartolina. In un tempo in cui Roma si trasforma sotto le spinte del turismo e della speculazione immobiliare, la mostra si fa spazio di resistenza culturale, proponendo una narrazione alternativa, più lenta, più intima, più vera.
“Quinto Quarto” nasce dall’incontro tra memoria e sguardo contemporaneo. È una mostra fotografica, ma anche un atto collettivo di osservazione, ascolto e racconto. Realizzata da un gruppo di studenti e studentesse di fotografia in occasione di “Festivalaccio”, la mostra indaga il Mercato di Testaccio come simbolo vivo (e ferito) della trasformazione urbana.
Il lavoro di un gruppo di studenti e studentesse di fotografia della Rome University of Fine Arts. La mostra nasce dal desiderio di andare oltre la superficie delle immagini e di esplorare le storie nascoste, quelle che spesso non arrivano nelle cartoline turistiche, ma che costituiscono l’anima della città.
Un gruppo si è dedicato alla sezione dell’archivio fotografico, realizzando stampe in cianotipia e sperimentando diversi tipi di viraggi. Le immagini così ottenute sono state successivamente unite attraverso interventi di ricamo, creando una narrazione visiva e materica. Un altro gruppo ha lavorato sui ritratti delle persone che animano il mercato, raccogliendo volti e gesti della quotidianità. Le immagini sono state poi manipolate attraverso il ritaglio e riassemblaggio delle foto, dando vita a figure evanescenti e frammentate. Altri invece hanno organizzato la parte comunicativa e di documentazione del lavoro finale. Questa lavoro è anche un modo per chiedersi: cosa può fare l’immagine, oggi, per restituire dignità a ciò che non fa rumore?